Il flacone vuoto di un profumo vale ancora qualcosa?

Il profumo è l’arte più effimera che esista: evapora, si ossida, cambia con il tempo e prima o poi finisce. Il suo contenitore, invece, resta. 
Da questa asimmetria nasce uno dei collezionismi più curiosi e meno raccontati del mondo della profumeria: il collezionismo dei flaconi di profumo, quello di chi compra un flacone sapendo che dentro non c’è niente, o quasi.
Non è un ripiego per chi non può permettersi il profumo. È un mercato parallelo, con i suoi esperti, le sue aste, i suoi record. E le sue domande, che sono diverse da quelle del collezionismo dei profumi pieni.

Due collezionismi che si somigliano solo in apparenza

Chi colleziona profumi pieni cerca un contenuto: una formula, un’annata, una versione precedente alla riformulazione. La domanda che guida ogni acquisto è come sente, e quanto di quel che sentiva allora è rimasto.
Chi colleziona flaconi vuoti cerca un oggetto. Le domande sono altre: chi l’ha disegnato, quale cristalleria l’ha prodotto, se il tappo è quello originale, se la scatola è sopravvissuta, se l’etichetta è integra. Il profumo, qui, è una traccia storica più che una promessa olfattiva.
Le due strade si incrociano in un punto preciso: la datazione. Chi compra un vintage pieno impara presto a leggere il flacone, perché le variazioni di forma, tappo, etichetta e scatola sono spesso l’indizio più affidabile per collocare un profumo nella sua epoca. Il collezionista di vetro ha costruito, senza volerlo, la cartografia che serve anche all’appassionato del contenuto.

Quando il flacone è diventato un oggetto

Per buona parte dell’Ottocento il profumo si vendeva in contenitori anonimi, da farmacia o da profumiere, e spesso era l’acquirente a travasarlo in un flacone suo. La svolta arriva all’inizio del Novecento, quando François Coty intuisce che il contenitore può vendere quanto il contenuto e si rivolge a René Lalique.
Il Cyclamen creato per Coty nel 1909 è considerato la prima presentazione completa firmata Lalique: flacone, etichetta e confezione pensati come un unico oggetto. 
Da lì in poi il flacone smette di essere un recipiente e diventa design, poi arte. Tra le due guerre le grandi cristallerie francesi, i vetrai boemi e le case di moda trasformano il flacone in una dichiarazione estetica. Il collezionismo di oggi è, in larga parte, il racconto di quegli anni.

I pezzi che fanno salire le aste

Il nome che domina il mercato resta Lalique, e i record lo confermano. Nell’ottobre 2012, in un’asta Est-Ouest a Tokyo, il flacone Sirènes del 1905, realizzato a cera persa, è stato aggiudicato per circa 370.000 dollari, commissioni incluse: probabilmente la cifra più alta mai pagata all’asta per un flacone di profumo. Più che un flacone, una scultura. 

La storia più romanzesca riguarda un pezzo di produzione. Il Trésor de la Mer, creato da Lalique per il cinquantenario di Saks Fifth Avenue nel 1939 — una scatola opalescente a forma di conchiglia con dentro un flacone a forma di perla — è stato venduto nel 2006 per 216.000 dollari. La proprietaria lo aveva comprato all’epoca per 50 dollari. 
Accanto a Lalique, il collezionismo premia i flaconi nati dall’incontro tra moda e arti visive.

Lo Shocking di Schiaparelli, del 1936, ha un flacone scolpito da Leonor Fini sulle forme del busto di Mae West. 
Dieci anni dopo, per celebrare la fine della guerra, Schiaparelli affida a Salvador Dalí il Roy Soleil: un flacone prodotto da Baccarat in edizione limitata, presentato in una grande conchiglia dorata, con il tappo a forma di sole. La duchessa di Windsor, che lo ricevette in dono, scrisse di averlo sistemato sulla toilette al posto della fotografia del duca. 

Poi ci sono i flaconi figurativi, dove il gioco prevale sulla solennità. Nel 2015 un’edizione limitata Dior del 1957, J’appartiens à Miss Dior, flacone a forma di cane, è stata aggiudicata per 66.000 dollari. Un flacone D’Orsay a forma di pesce in vetro giallo, del 1918 circa, con la sua scatola in seta, ha raggiunto 30.000 dollari nel 2019. E un capitolo a parte meritano i flaconi cecoslovacchi, anche nelle versioni gioiello e in miniatura, amatissimi per i tappi scolpiti e i colori del vetro. 

Che cosa fa il valore di un flacone

Il prezzo di un flacone vuoto non dipende strettamente dalla fama del profumo che conteneva. Un grande classico prodotto in milioni di esemplari vale, da vuoto, molto poco; un profumo dimenticato in un flacone disegnato da un maestro vetraio può valere moltissimo. I criteri che contano sono quelli dell’oggetto d’arte applicata.
La firma e la manifattura: chi ha disegnato, chi ha prodotto, se il marchio è presente e autentico. 
La completezza: il flacone con il suo tappo originale, l’etichetta, la scatola, talvolta il nastro o il sigillo. Nei pezzi più importanti il tappo è un elemento critico, perché è la parte che più facilmente si perde o viene sostituita. 
Lo stato di conservazione: scheggiature, abrasioni, perdita della doratura, etichette sbiadite. 
La rarità e la provenienza, che a volte trasformano un pezzo discreto in un pezzo desiderato.
Il mercato, poi, sa ancora sorprendere. Nel 2022 un flacone Lalique con coppie di danzatrici sulle spalle, stimato tra 100 e 1.000 dollari, è stato venduto per 57.950 dollari: un pezzo raro riconosciuto dai collezionisti prima che dal catalogo. 

Chi colleziona flaconi vuoti

Il collezionismo dei flaconi ha una sua comunità organizzata. L’International Perfume Bottle Association è nata nel 1988 con 18 soci e oggi ne conta più di 840 in 19 Paesi, con una convention annuale che ospita un’asta dedicata. 
Secondo l’associazione, chi colleziona flaconi è per circa il 60% donna e per il 40% uomo: un equilibrio meno sbilanciato di quanto l’immaginario lascerebbe supporre. 
Accanto ai collezionisti strutturati c’è una popolazione più ampia e meno visibile: chi raccoglie tutti i flaconi di una sola maison, chi cerca solo miniature, chi arreda con i factice, chi colleziona per epoca o per stile, Art Déco in testa. E chi conserva il flacone vuoto di un profumo che non esiste più, perché è l’unico modo rimasto per tenerlo in casa.

Quindi il flacone vale ancora qualcosa?

Il flacone a volte vale più del profumo che conteneva. Più spesso vale poco o nulla sul mercato, e moltissimo per chi lo possiede. In generale, è che il flacone vuoto vale per quello che è come oggetto, non per quello che è stato come profumo.
Ed è forse questo il suo fascino: un flacone finito non segna la fine di una storia, ma il passaggio da una vita all’altra. Prima era un contenitore. Adesso è un oggetto che può ancora passare di mano, come oggetto di design, scultura, retaggio artigianale.
È qui che il flacone vuoto rivela la sua natura. Finché è pieno, l’attenzione va al profumo e il vetro resta sullo sfondo. Svuotato, il contenitore torna al centro e si lascia guardare per quello che è: il lavoro di un disegnatore, di una cristalleria, di mani che hanno tagliato, levigato e decorato. Il valore artistico non dipende dal contenuto: era lì dall’inizio, semplicemente meno visibile.
Per la stessa ragione, il flacone è anche un documento. Le forme, i materiali e le tecniche raccontano un’epoca con una precisione che il profumo, destinato a cambiare e a svanire, non può avere. Un tappo scolpito degli anni Venti, un vetro colorato boemo, un cristallo inciso del dopoguerra parlano del gusto, dell’industria e delle ambizioni del momento in cui sono nati.
Prima era un contenitore. Adesso è un oggetto che può ancora passare di mano.

Per questo su Sceido c’è spazio anche per lui. Accanto ai profumi pieni, la piattaforma permette di mettere in vendita flaconi vuoti e pezzi da collezione, a patto di descriverli per quello che sono: vuoti, con residuo o riempiti a scopo espositivo, con o senza tappo originale, scatola ed etichetta.
Nel collezionismo del vetro la trasparenza della descrizione vale quanto il pezzo stesso, perché è lì che si decide la fiducia tra chi vende e chi compra.
Un flacone che ha smesso di profumare può ancora trovare qualcuno che lo stava cercando.


Fonti: RLalique.com, risultati asta Est-Ouest, Tokyo, ottobre 2012 · Perfume Bottles Auction (Ken Leach), archivio record · Perfume Passage Foundation, risultati asta 2019 · Journal of Antiques, asta IPBA 2015 · Schiaparelli, archivi della maison · Akiba Antiques, 2022 · International Perfume Bottle Association.