Cosi come il cambio dell’armadio si fa spesso anche il cambio di stagione dei profumi, anche senza chiamarlo cosi, in maniera ultra naturale: arriva il primo caldo e l’ambra di gennaio finisce dietro, tornano gli agrumi, e a ottobre succede l’inverso.
Qualche accorgimento sul come fare questo processo rende il tutto una operazione molto più che riuscita.
Cambiare per gradi
Passare da una fragranza all’altra di colpo funziona raramente: se si utilizza la nuova fragranza quando il ricordo della precedente è ancora addosso, per qualche giorno si finisce per sentire solo il confronto.
Un paio di settimane di sovrapposizione, alternando le due o più a seconda della giornata e del momento o evento della giornata, bastano quasi sempre. Il cambio poi si completa da solo, giorno dopo giorno.
Tenersi ad una nota che sta bene da entrambe le parti

È il consiglio che semplifica di più. In ogni passaggio esiste una nota che appartiene sia alla stagione che finisce sia a quella che comincia, e tenendosi a quella si può cambiare tutto il resto senza strappi.
Tra inverno e primavera ad esempio c’è l‘iris: polveroso e freddo come l’uno, già chiaro e asciutto come l’altra. Una fragranza costruita sull’iris può essere l’ultima della stagione fredda e la prima di quella nuova.
Tra estate e autunno può essere il vetiver, l’unico materiale che attraversa il confine senza cambiare nome. Ad agosto si legge come nota secca e minerale; poche settimane dopo, la stessa radice diventa terrosa e affumicata. Non serve sostituirlo: cambia da solo intorno a chi lo porta, in base anche alle temperature.
Non anticipare la stagione
È l’errore più diffuso, e il più comprensibile: al primo sole di marzo viene voglia di agrumi brillanti, e a metà settembre di spezie e legni caldi.
Quasi sempre è troppo presto. Un accordo di cannella indossato mentre fuori ci sono venticinque gradi chiede l’aria di ottobre, non l’idea di ottobre. Conviene aspettare che la stagione arrivi davvero: la fragranza giusta al momento sbagliato dà la stessa impressione di una fragranza sbagliata e puo’ destabilizzare.
Prima di cambiare bottiglia, provare a cambiare la dose
C’è una leva che si usa poco e che allarga il guardaroba senza aggiungere niente: la quantità.
La stessa fragranza, dosata in modo diverso, accompagna volentieri due stagioni invece di una. Un profumo denso, amato a dicembre, con un solo spruzzo sulla pelle resta perfettamente indossabile anche in una giornata di aprile. Una colonia leggera d’estate, distribuita in più punti, tiene il suo posto fino a settembre inoltrato.
Anche il punto di applicazione è un modo per regolarla: sulla pelle il profumo vive e si consuma, quindi resta più discreto e più vicino; sui tessuti dura molto più a lungo, utile quando si cerca persistenza.
Metà della rotazione, insomma, si fa così — senza comprare niente.
Approfittarne per fare selezione e rivendere

Come per l’armadio, la parte utile del cambio di stagione non è solo ciò che entra: è anche accorgersi di ciò che può uscire.
Ci sono bottiglie che saltano un giro, poi un altro, e restano ferme tre inverni di fila. Spesso perché appartengono a una stagione che non è tornata. Tenerle non le migliora: nei profumi il tempo non lavora come nel vino, e una fragranza dimenticata a lungo non diventa più profonda, diventa più stanca.
Meglio lasciarle andare finché sono ancora in forma. Su un mercato secondario dedicato alle fragranze possono ricominciare a vivere per qualcun altro, dentro un altro inverno od una nuova stagione.
In sostanza: cambiare con calma, tenersi a un materiale che collega le due stagioni, aspettare che la stagione arrivi davvero, aggiustare le dosi prima delle bottiglie e lasciare andare cio’ che non si usa più. Il cambio di stagione dei profumi si fa già — vale la pena farlo un po’ meglio.